Pubblicato il: 26 Ott 2020

App Immuni: una grande incompiuta per ora

Danilo Ruggeri

La potremmo definire la grande incompiuta, almeno per ora. La app Immuni per il tracciamento dei soggetti positivi al SARS-CoV-2, che doveva essere una delle misure più utili per la mitigazione della pandemia resta un’occasione sprecata perché, per usare una metafora, i buoi sono scappati dalla stalla. Il problema ormai è che le istituzioni sanitarie locali non sono più in grado di tracciare i contatti dei soggetti risultati positivi al nuovo coronavirus per la carenza di personale qualificato. Così anche se negli ultimi giorni si è assistito a un aumento del numero di download della app Immuni – a oggi oltre nove milioni e duecentomila scaricamenti- sia per la corale call to action da parte di politici, rappresentanti del Comitato tecnico scientifico e della classe medica, esponenti del mondo dello spettacolo e dello sport sia per la paura che ricomincia a manifestarsi verso la situazione epidemiologica, la reale utilità di questo software nella situazione attuale lascia più di una perplessità. 

Guardiamo i numeri. I download sono al 26 ottobre 9.280.000 (pari a circa il 15% della popolazione su base nazionale), il numero di notifiche veicolate supera di poco le 25.000 ma gli utenti che hanno condiviso la loro positività sono solo 1.200. E’ evidente che a fronte di tassi di positività al tampone di circa il 10% come si sta registrando in questi giorni, ci si aspetterebbe un numero di segnalazioni molto più elevato. I numeri non tornano: E i motivi sono più di uno. 

Numero crescente di download dell’app Immuni

Questa app non ha avuto fino a oggi una grande fortuna da un lato perché è stata oggetto di uno scontro tra fazioni politiche opposte, ma dall’altro anche per l’oggettiva poca chiarezza su aspetti delicati come la tutela della privacy.  In sostanza, il timore di molti è stato che più del tracciamento dei contatti positivi la app potesse essere uno strumento di controllo dei movimenti di ciascuno di noi, di orwelliana memoria. Una diffidenza che forse avrebbe potuto essere superata con una comunicazione istituzionale più trasparente, più efficiente, cioè ben trasmessa, e più efficace, cioè ben compresa.

La verità è che se chiediamo alle persone comuni come funzioni la app non sono molte quelle che sono in grado di rispondere.

Cerchiamo allora innanzitutto di dissipare qualche dubbio sul funzionamento di questo software

Come funziona Immuni

Immuni è la soluzione di tracciamento e notifica di esposizione adottata dal governo italiano con l’ordinanza del 16 aprile n10/2020 a firma dal commissario straordinario per l’emergenza Domenico Arcuri. L’ordinanza dispone di “procedere alla stipula del contratto di concessione gratuita della licenza d’uso sul software di contact tracing e di appalto di servizio gratuito con la società Bending Spoons S.p.a“, società specializzata nella creazione e distribuzione di app mobili, 

Come si legge nell’ordinanza la app Immuni è stata “ritenuta più idonea per la sua capacità di contribuire tempestivamente all’azione di contrasto del virus, per la conformità al modello europeo delineato dal Consorzio PEPP-PT e per le garanzie che offre per il rispetto della privacy”. PEPP-PT è l’acronimo di Pan-European Privacy-Preserving Proximity Tracing ovvero sistema pan-europeo per il tracciamento di prossimità a tutela della privacy, iniziativa no-profit lanciata a inizio aprile da scienziati di 8 paesi UE per tracciare la diffusione del nuovo coronavirus tramite app mobili. Come si legge sul sito dell’organizzazione (https://www.pepp-pt.org) Pepp-Pt consentirebbe (secondo i proponenti)  di “interrompere rapidamente ed efficacemente nuove catene di trasmissione di Sars-CoV-2 informando le persone potenzialmente esposte”. Bending Spoons fa parte di questo consorzio con sede in Svizzera che vede la partecipazione fra i 30 membri accreditati di istituzioni e aziende come Robert Koch Institut, Technische Universitat Dresden, Honda Research Institute, Acticom, Arago, Heartbeat Labs, PocketCampus, Vodafone, per citarne alcuni. 

L’app Immuni di Bending Spoons, in sintonia con quanto proposto da PEPP-PT, utilizza la tecnologia Bluetooth Low Energy per individuare quando gli utenti sono vicini l’uno all’altro. I sistemi di contact tracing basati su Bluetooth  non usano i dati di geolocalizzazione, ma tracciano solo il fatto che un certo dispositivo si sia avvicinato a un altro e salvano questi eventi sotto forma di un codice identificativo. 

La tecnologia Bluetooth prevede tuttavia due sottocategorie: una totalmente decentralizzata secondo il protocollo Decentralised Privacy-Preserving Proximity Tracing o DP-3T (analogo a quello sviluppato dalla collaborazione tra Apple e Google che ha portato a modificare i sistemi operativi degli smartphone per consentire il contact tracing), in cui i dati più importanti e sensibili restano sempre e solo nella memoria dei singoli smartphone, e un’altra centralizzata in cui tutti i dati degli utenti vengono  inviati a un server centrale per l’elaborazione. 

Questa seconda opzione è stata preferita da PEPP-PT, una decisione che ha comportato la fuoriuscita di molti membri dal consorzio e una presa di posizione critica di oltre 300 scienziati di 25 paesi a favore dell’adozione di sistemi di tracciamento totalmente decentralizzati. 

Immuni era stata pensata nella prima versione con un modello centralizzato, ma, considerate le forti perplessità in merito a questioni di privacy e la discesa in capo dei colossi Apple e Google con i loro nuovi sistemi operativi “contact tracing ready”, gli sviluppatori della app, d’accordo con il ministero dell’Innovazione, hanno deciso di cambiare in corso d’opera il modello di funzionamento adottando il modello DP-3T.

Tracciamento con Immuni

Come funziona oggi il tracciamento con Immuni?  La app associa ad ogni smartphone un codice casuale che viene trasmesso ai dispositivi vicini tramite la tecnologia Bluetooth Low Energy. Questo codice cambia diverse volte ogni ora e non identifica il dispositivo. Quando sono vicini, gli smartphone di due utenti registrano nella propria memoria il codice casuale dell’altro, tenendo quindi traccia di quel contatto e consentendo di segnalare una situazione di rischio nel caso uno dei due in seguito risulti positivo al Covid-19. Associati a questi codici ci sono dei metadati (durata dell’”incontro” tra i dispositivi, forza del segnale percepito) che entrano in gioco nella valutazione (fatta direttamente in locale sul singolo device) del “rischio contagio”. 

Quando uno dei soggetti che ha scaricato l’app risulta positivo al virus, gli operatori sanitari gli forniscono un codice di autorizzazione con il quale il soggetto può inviare a un server centrale (gestito nella sua interezza dall’azienda pubblica Sogei) tutti i propri codici casuali che il suo smartphone ha generato. Per operatori sanitari si intende  il personale sanitario del Dipartimento di Prevenzione dell’ASL o delle Aziende ospedaliere che normalmente comunica telefonicamente l’esito positivo del tampone all’utente. Sarà  l’operatore sanitario a guidare e abilitare l’utente positivo nell’operazione di caricamento dei dati del suo cellulare nel server centrale.

Ecco come si presenta l’interfaccia per il caricamento dei dati dal cellulare

I cellulari con l’app prendono a intervalli regolari dal server i codici dei contagiati. Se l’app riconosce tra i codici nella propria memoria un codice di un contagiato, visualizza la notifica all’utente. La trasmissione dei dati è cifrata per garantire la massima sicurezza e riservatezza in questa fase di “uscita” del dato dallo smartphone del singolo utente. 

I parametri fissati dal ministero della Salute che determinano l’indice di rischio oltre il quale scatta l’avviso da parte della app sono una durata del contatto oltre 15 minuti e a una distanza inferiore a 2 metri, calcolata in base alla potenza del segnale rilevato. Se l’indice di rischio supera una soglia predefinita e il contatto è avvenuto con un soggetto poi risultato positivo al virus, l’app mostrerà all’utente una notifica di esposizione con un messaggio di allerta  (“Il giorno XX sei stato vicino a un caso COVID-19 positivo”). 

Segnale di notifica dell’app

Il messaggio invita quindi l’utente ad adottare alcune regole di comportamento, nonché a contattare il proprio medico di medicina generale/pediatra di libera scelta, che a sua volta provvederà a contattare il Dipartimento di prevenzione della Azienda sanitaria locale territorialmente competente. L’utente “notificato” dovrà rimanere a casa per i 14 giorni successivi alla data del contatto comunicata nella notifica o per i 10 giorni dalla data del contatto con un test antigenico o molecolare negativo effettuato il decimo giorno. 

Protocolli condivisi con l’Europa

Nota positiva dell’approccio italiano al contact tracing mediante app Immuni è l’impegno da parte del Ministero per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione a rendere il codice dell’applicazione “open source” e quindi utilizzabile da altri governi nella lotta contro il virus e studiabile e revisionabile da chiunque vi abbia interesse. Un impegno che trova per altro conferma nell’ordinanza del 16 aprile per la contrattualizzazione di Bending Spoons, dove si fa esplicito riferimento al fatto che la società, per spirito di solidarietà, si è resa disponibile a concedere licenza d’uso aperta, gratuita e perpetua al Commissario e alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. E’ poi notizia di poco tempo fa che la Commissione europea ha annunciato l’avvio dei primi test in alcuni Stati, tra cui l’Italia con Immuni, di una infrastruttura che dovrebbe consentire l’interoperabiltà delle app di tracciamento. Le prime prove di collegamento tra i server delle applicazioni ufficiali coinvolgono Repubblica ceca, Danimarca, Germania, Irlanda, Italia e Lettonia. L’Europa sembra quindi finalmente capire la necessità di un coordinamento globale. Vedremo modi e tempi degli sviluppi.

Criticità da risolvere

Di sicuro, tornando alla app Immuni, il sistema presenta almeno due grosse e chiare criticità. La prima è la base volontaria della segnalazione della propria positività, una situazione che magari con adeguate campagne di sensibilizzazione potrebbe essere migliorata. La seconda è la necessità per il funzionamento della app dell’intervento di personale sanitario dedicato. E’ un problema di ordine strutturale: di fatto mancano all’appello, secondo quanto stimato recentemente, almeno 2.000 operatori per rispondere a questa esigenza.

Così oggi avviene quanto documentato da vari programmi di inchiesta da cui emerge una complessità desolante nel riuscire a ottenere i codici di sblocco dagli operatori sanitari, tanto da fare desistere anche l’utente dotato delle migliori intenzioni. 

In una realtà come quella attuale, in cui la curva epidemiologica si è impennata in modo esponenziale, dove gli ospedali iniziano a essere in grave sofferenza e la medicina del territorio è stata ancora una volta dimenticata con gravissima colpevolezza istituzionale, quando la situazione economica inizia a terrorizzare l’uomo comune e il tessuto sociale inizia a lacerarsi, il contact tracing resta di fatto un’altra delle mancanze che hanno caratterizzato la gestione di questa pandemia. 

Quello che spaventa è la mancanza di una programmazione, di una strategia in grado di anticipare le mosse del virus e non rincorrerlo affannosamente, come stiamo facendo, a colpi di Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri emanati su base settimanale o di risoluzioni regionali capaci solo di scaricare sulle spalle del cittadino la responsabilità del contenimento dell’epidemia. 

La app Immuni magari potrà fornire qualche dato epidemiologico interessante, ma al momento non sembra potere consentire quello per cui è stata ideata e realizzata. Una “incompiuta”, appunto.


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