Article 29 giugno 2022

Progetto FIL per il follow-up dei linfomi

La diagnosi precoce e la corretta gestione delle terapie in campo oncoematologico, nonché la gestione del paziente con neoplasia ematologica “guarito” (in remissione), rappresentano obiettivi importanti nell’ambito di una disciplina che, negli ultimi anni, ha registrato un miglioramento significativo sia sotto il profilo diagnostico che terapeutico.
In seguito alla remissione, il paziente con neoplasia ematologica, così come gli altri pazienti affetti da altre patologie, viene sottoposto ad una serie di controlli periodici che perdurano nel tempo e che variano da malattia a malattia e da paziente a paziente. Quest’attività di monitoraggio viene denominata follow-up.

Lo scopo non è solo quello di monitorare clinicamente le persone guarite per tenere sotto controllo la malattia, ma anche (e soprattutto) quello di garantirgli un miglioramento della qualità di vita, facilitandogli il ritorno ad una vita “normale”. È, pertanto, necessario identificare un modello di follow-up su misura, mirato e personalizzato a seconda del tipo di paziente, sulla base della neoplasia, dei trattamenti e della storia di malattia.
Società medico-scientifiche internazionali e autorità sanitarie hanno sviluppato dei programmi di follow-up per supportare i pazienti dopo la completa remissione, allo scopo di migliorare la loro qualità di vita e di monitorare le conseguenze del trattamento antitumorale nel lungo termine.

La “cura della sopravvivenza” richiede la collaborazione di un team multidisciplinare, in cui cooperano in maniera costante sia lo specialista che altri operatori sanitari coinvolti nella gestione della malattia.
A tal proposito, la Fondazione Italiana Linfomi (FIL) nel 2019 ha commissionato a diversi team multidisciplinari, che rappresentano tutte le diverse competenze rilevanti per la gestione completa dei pazienti in remissione da neoplasie oncoematologiche, un’analisi internazionale su come avveniva la gestione dei follow-up nei pazienti con linfoma di Hodgkin classico (cHL) e linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL), in remissione da più di cinque anni da trattamenti di prima o seconda linea, compreso il trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche. Il progetto ha previsto l’analisi di queste due coorti di pazienti, in quanto tra i malati oncoematologici sono quelli che hanno riportato una maggiore sopravvivenza a lungo termine.

Prima di passare alla fase operativa del progetto, sono state definite le aree cliniche di interesse: disturbi cardiologici, endocrino-metabolici, neurologici/cognitivi e psicologici, tumori secondari, conservazione della fertilità, stili di vita e piani di assistenza di follow-up paziente specifico.
Al fine di raccogliere evidenze scientifiche sullo sviluppo di un modello ottimale di follow-up per queste condizioni, i team multidisciplinari hanno condotto una serie di revisioni sistematiche, una per ogni area, incentrate ognuna su tre aspetti principali: l’incidenza della tossicità a lungo termine dei trattamenti antineoplastici, il confronto tra terapie “meno recenti” o standard e più recenti, il metodo migliore per la diagnosi precoce ed il monitoraggio del follow-up a lungo termine. Ciascun team ha condotto ricerche bibliografiche complete nelle banche dati di PubMed, Embase e Cochrane Library fino al 2020. Il processo di screening è stato segnalato utilizzando il diagramma di flusso PRISMA.

Il progetto, quindi, prevedeva la raccolta di risultati sulla tarda tossicità dei trattamenti e le condizioni di sopravvivenza a lungo termine dei pazienti con cHL e DLBCL, ed il loro follow-up.
Questo lavoro sembra essere la prima raccolta completa di prove cliniche di gestione di sopravvissuti a lungo termine dopo cHL o DLBCL finora disponibile in letteratura.
È importante avere consapevolezza del fatto che è fondamentale attenersi ad un valido modello di follow-up per i pazienti ematologici che, come risulta dalle ricerche condotte, è un punto trascurato in questa categoria di pazienti rispetto a quelli con tumori solidi, affinché si possa effettivamente migliorare la loro qualità di vita.
È, inoltre, emerso che nella pianificazione e nell’attuazione di un programma di follow-up bisognerebbe prendere in considerazione anche le preferenze del paziente stesso, sollevando la questione dell’aspetto psicologico della persona coinvolta.

Dal punto di vista metodologico, le ricerche bibliografiche hanno messo in luce due limiti principali. In primo luogo, è emerso che non vengono applicati modelli di follow-up personalizzati a seconda del tipo di neoplasia, storia di malattia o fascia d’età, ma la maggior parte delle evidenze si riferisce a popolazioni che includono diversi tumori ematologici e, in alcuni casi, anche tumori solidi. La mancanza di una stratificazione tra neoplasie solide ed ematologiche ed una valutazione approfondita delle differenze fa sì che il paziente durante la remissione non venga seguito in maniera adeguata. Inoltre, si è visto che mancano dati sui pazienti con DLBCL e su coloro che utilizzano trattamenti di seconda linea, come i trapianti, sia per cHL che per DLBCL. Il secondo punto è che gli studi raramente sono sufficientemente robusti da rilevare follow-up a lungo termine, come esiti primari o secondari, ed il follow-up è generalmente troppo breve per rilevare problemi medici rilevanti.

In conclusione, si può pensare che il gruppo di ricerca multidisciplinare, istituito per la realizzazione del progetto, possa spingere i decisori nella preparazione di linea guida basate sull’evidenza a livello nazionale italiano e aiutare a colmare le lacune della ricerca attraverso nuovi progetti per soddisfare le esigenze mediche irrisolte dei pazienti affetti da linfoma.

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