Pubblicato il: 11 Apr 2019

Carcinoma dell’ovaio di lunga durata responsivo alle terapie

Redazione ClinicalPractice

Introduzione
Il carcinoma ovarico di alto grado rappresenta una problematica oncologica verso la quale è ancora necessario definire un percorso diagnostico e terapeutico ottimale. La differenziazione del trattamento per le pazienti con mutazione BRCA (BRCAm) e non-BRCAm è il requisito per l’adozione di regimi terapeutici mirati. Tuttavia l’individuazione delle sequenze di trattamento per i due tipi di soggetti è ancora oggetto di discussione.

Descrizione del caso

Storia clinica
M. C. , nata nel 1970,  è un’agente immobiliare che nel settembre 2009 (all’età 39 anni) si presenta a visita per il riscontro durante una valutazione ecografica richiesta per altri motivi di una cisti ovarica complessa giudicata come verosimile neoplasia. 

L’analisi genetica evidenzia una mutazione dell’esone 12 di BRCA1.
La paziente viene sottoposta a isteterctomia con annessiectomia. L’anatomia patologica reperta un adenocarcinoma sieroso bilaterale in stadio IIIC (secondo classificazione Figo)
Il CA 125 dosato preoperatorio risultava pari a 1650 UI/ml e a una settimana dall’intervento il marker si è ridotto a 78 UI/ml.
La TC post-operatoria riscontrava all’ilo splenico due aree nodulari disomogenee ipodense (di 4,8 e 5,9 cm di diametro).

Trattamenti in I linea 
La paziente è stata trattata con 8 cicli di carboplatino-paclitaxel con risposta clinica parziale (cRP). concluso il ciclo di chemio e dopo asportazione della milza con revisione della cavità addominale, veniva documentata dall’esame istologico la presenza di una metastasi da carcinoma ovarico. La PET documentava una recidiva in sede pelvica sinistra con risalita del CA 125 fino a un valore di150 UI/ml.   
La valutazione istologica dopo citoriduzione chirurgica. evidenziava un carcinoma ovarico infiltrante il peritoneo parietale.

Trattamenti in II linea 
E’ stato avviato un trattamento di II linea con carboplatino-doxorubicina lche ha prodotto una risposta clinica completa (cRC) con normalizzazione del CA 125..
Dopo 20 mesi si evidenziava una nuova recidiva in sede epigastrica, con un consensuale incremento del CA125 che raggiunge il valore di 935 UI/ml.

Trattamenti in III linea
La paziente veniva nuovamente sottoposta a citoriduzione chirurgica e seguente negativizzazione del CA125 post operatorio (8 UI/ml).

Ulteriori linee di trattamento
Passati altri 15 mesi, veniva documentata una ripresa di malattia a livello periepatico, positivizzazione del CA 125 fino (487 UI/ml). Il trattamento con carboplatino-gemcitabina produceva una risposta completa  e negativizzazione del CA 125 .
Dopo 6 mesi, tuttavia, è insorta una nuova recidiva a livello para-rettale Il CA 125 mostrava un nuovo incremento con un valore di 195 UI/ml. 

La paziente veniva sottoposta a exeresi di un residuo neoplastico in regione para-rettale destra e veniva avviata a terapia con  PARP-inibitore (olaparib).
La paziente tutt’ora in trattamento con PARP-inibitore senza riduzioni di dose e senza avere sofferto tossicità significative, ha per il momento una buona qualità della vita, senza dimostrazione di ripresa della malattia.

Discussione
Il caso descritto relativo a una paziente in età giovanile con una lunga storia di malattia e di esposizione a trattamenti con platino, evidenzia come la determinazione delle caratteristiche molecolari abbia avuto importanti ripercussioni  in termini terapeutici. Vanno sottolineate le risposte ottenute con doxorubicina e gemcitabina e la buona tollerabilità di olaparib, inibitore degli enzimi poli (ADP-ribosio) polimerasi (PARP-1, PARP-2 e PARP-3), dopo tutte le linee di terapie. Nella real life anche dopo diverse linee di trattamento, il PARP-inibitore, in presenza di sensibilità al platino, può dunque risultare efficace e ben tollerato.  


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *