Pubblicato il: 19 Nov 2020

Covid-19 e tumori del sangue, una relazione molto pericolosa

Danilo Ruggeri

Tasso di mortalità: 37%. E’ l’allarmante dato relativo alla letalità osservato nei pazienti onco-ematologici colpiti da Covid-19 nel periodo da febbraio a maggio 2020. Una percentuale di quasi due volte e mezza superiore a quella della popolazione generale che ha contratto il virus di oltre 41 volte maggiore rispetto a quella dei malati con tumori ematologici registrata nello stesso periodo dello scorso anno, cioè in epoca pre-Covid.

E’ quanto riporta su The Lancet Hematology uno studio promosso dalla Società Italiana di Ematologia (SIE). Si tratta del più grande studio al mondo che ha analizzato le caratteristiche cliniche e i fattori di rischio associati al Covid-19 in persone colpite da tumori ematologici. Nel trial che ha coinvolto 67 centri sono stati inclusi 536 pazienti affetti da varie forme tumorali del sangue, come neoplasie mieloproliferative, sindromi mielodisplastiche, leucemie mieloidi acute, leucemie linfoblastiche acute, linfomi (Hodgkin e non-Hodgkin), neoplasie linfoproliferative croniche o neoplasie plasmacellulari.  Tutti i soggetti avevano una diagnosi clinica e di laboratorio di Covid-19. “Il tempo mediano di ospedalizzazione è stato molto breve, pari a 16 giorni, 20 per i sopravvissuti e 11 per i morti”, ha spiegato a Milano in una conferenza stampa di presentazione dello studio il Prof. Francesco Passamonti, Ordinario di Ematologia all’Università dell’Insubria di Varese e Direttore Ematologia ASST Sette Laghi di Varese e primo autore del trial. “Il 18% ha potuto accedere alle terapie intensive. Su 536 pazienti con malattie ematologiche e infezione da SARS-CoV-2, 198, cioè il 37%, sono deceduti. Una percentuale altissima. Inoltre, abbiamo analizzato un altro parametro, cioè il tasso di mortalità standardizzato, che indica il rapporto fra la mortalità del malato ematologico con Covid rispetto a quella della popolazione generale italiana colpita dal virus. È risultato 2,4 volte superiore, per arrivare a 3,72 volte maggiore nei pazienti onco-ematologici under 70. Questo dato è molto importante, perché i pazienti più giovani sono i candidati ideali per il trapianto allogenico e le terapie CAR-T. E la leucemia mieloide acuta e il linfoma non Hodgkin sono le patologie che pongono più a rischio la vita dei pazienti, se contagiati”.

Mortalità da Covid-19 per gruppo di età nella popolazione in studio e nella popolazione generale (modificato da Passamonti F et al, 2020)

Confrontando la coorte in studio con una coorte non Covid-19 con neoplasie ematologiche, gli autori hanno riscontrato un rapporto di mortalità standardizzato di 41,3, il che significa che la mortalità dei pazienti con neoplasie ematologiche e Covid-19 era 41 volte superiore a quella di pazienti onco-ematologici senza infezione da SARS-CoV-2. 

 “Il 70% dei cittadini colpiti da tumore del sangue guarisce – ha affermato il Prof. Paolo Corradini, Presidente SIE e Direttore Ematologia Istituto Nazionale Tumori di Milano -. Un risultato molto importante, raggiunto grazie a terapie sempre più efficaci. Dobbiamo continuare a curare questi pazienti, anche durante la pandemia. I trattamenti non possono essere interrotti. Lo studio, infatti, dimostra che uno dei principali fattori di rischio di morte, in caso di contagio da Covid-19, è proprio la fase avanzata della patologia ematologica. L’immunodepressione provocata dalla malattia che interessa il midollo, l’organo che produce le difese immunitarie, espone i pazienti a maggior rischio di morte, se contagiati dal Covid-19”.

I trattamenti tra cui l’innovativa forma di immunoterapia rappresentata dalla terapia cellulare CAR-T, non devono dunque ricevere uno stop a causa della situazione pandemica. La CAR-T è indicata nel trattamento dei linfomi avanzati e aggressivi negli adulti e della leucemia linfoblastica acuta nei bambini e sono in corso sperimentazioni in altre patologie come il mieloma multiplo.

“La terapia CAR-T è eseguibile solo in ospedali dotati di unità di trapianto di midollo osseo da donatore – spiega il Prof. Fabio Ciceri, Primario Unità di Ematologia e Trapianto di Midollo Osseo IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e Presidente GITMO (Gruppo Italiano per il Trapianto di Midollo Osseo) -. Le due attività coincidono, perché i requisiti organizzativi e strutturali sono sovrapponibili. In Italia, durante la fase acuta della pandemia, i trapianti di midollo sono proseguiti regolarmente, pur con notevoli difficoltà logistiche. Ogni anno, nel nostro Paese, vengono effettuati circa 1.800 trapianti di midollo osseo da donatore. A oggi, rispetto allo stesso periodo del 2019, c’è stata una diminuzione davvero irrisoria, pari a circa l’8%. Il merito va al grandissimo sforzo degli operatori sanitari, del Registro donatori di midollo e dei centri, che hanno continuato a lavorare a pieno regime”.

Passamonti F et al. Clinical characteristics and risk factors associated with COVID-19 severity in patients with haematological malignancies in Italy: a retrospective, multicentre, cohort study. Lancet Haematol. 2020 Oct;7(10):e737-e745. doi: 10.1016/S2352-3026(20)30251-9.


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