Pubblicato il: 10 Mag 2020

Psoriasi e artrite psoriasica: sicuri gli inibitori di IL-17 e IL-23

Una metanalisi conferma il limitato numero di eventi avversi

Nel trattamento della psoriasi e dell’artrite psoriasica, gli inibitori dell’interleuchina IL-17 e IL-23 sono generalmente considerati sicuri e ben tollerati. La conferma viene ora da uno studio pubblicato sul “Journal of the European Academy of Dermatology and Venereology” da Nikolai Loft e colleghi dell’Università di Copenhagen a Hellerup, in Danimarca, da cui emerge che l’uso di questi farmaci biologici è associato a un’incidenza relativamente bassa di eventi avversi.

Con l’obiettivo di procedere a una revisione sistematica e metanalisi della letteratura disponibile su questo tema, Loft e colleghi hanno considerato studi clinici di fase III, fase IIIb ed estensioni in aperto di studi di fase III che hanno indagato l’uso di brodalumab, guselkumab, ixekizumab, risankizumab, secukinumab o tildrakizumab nel trattamento di psoriasi associata o meno ad artrite psoriasica, psoriasi pustolosa generalizzata e psoriasi eritrodermica. L’analisi finale ha incluso 44 studi, di cui tre hanno indagato il trattamento con brodalumab, cinque per guselkumab, 13 per ixekizumab, tre per risankizumab, 19 per secukinumab e uno infine per tildrakizumab. Grazie all’analisi aggregata di questi studi, i ricercatori hanno valutato l’incidenza di eventi avversi a 12 settimane, 16 settimane, 24 settimane e/o 52 settimane. 

Dall’analisi statistica, è emerso che la percentuale di pazienti che hanno manifestato eventi avversi dopo 12 settimane di trattamento era pari allo 0,57 (IC al 95%, 0,54-0,60), molto simile a quella rilevato dopo 16 settimane, pari allo 0,56 (IC 95%, 0,50-0,62). La percentuale saliva leggermente, poi, nelle rilevazioni a 24 e 52 settimane, arrivando, rispettivamente, a 0,72 (IC al 95%, 0,66-0,78) e 0,80 (IC 95%, 0,79-0,81). 

Significativi anche i dati disaggregati riguardanti le tipologie di eventi avversi in tutti gli studi. Quelli riferiti più di frequente in tutte le terapie erano infezioni, rinofaringite e cefalea, nonché la reazione nel sito d’iniezione nel solo caso della popolazione trattata con ixekizumab (15,7% dopo 52 settimane).

Infine, secukinumab si è distinto per la bassa percentuale di interruzioni del trattamento a seguito di eventi avversi.


Fonte: Loft ND, Vaengebjerg S, Halling AS et al. Adverse events with IL-17 and IL-23 inhibitors for psoriasis and psoriatic arthritis: a systematic review and meta-analysis of phase III studies. J Eur Acad Dermatol Venereol. 2019 Nov 13. doi: 10.1111/jdv.16073. [Epub ahead of print]


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