Pubblicato il: 22 Ott 2020

Uno studio in silico ipotizza un ruolo per i fluorochinoloni contro SARS-CoV-2

I fluorochinoloni ciprofloxacina e moxifloxacina potrebbero rappresentare una nuova arma anti-COVID19. E’ quanto lascia intravedere uno studio in silico basato su metodiche di docking molecolare (tecnica computazionale che permette lo studio dell’interazione tra due molecole) e di dinamica molecolare condotto per dimostrare la capacità di ciprofloxacina e moxifloxacina di interagire con la proteasi principale del SARS-CoV-2 (Mpro).

Precedenti osservazioni avevano evidenziato che i fluorochinoloni potrebbe possedere attività antivirale come un’ampia gamma di attività anti-infettive, in virtù del meccanismo d’azione basato sulla inibizione della topoisomerasi di tipo II o delle elicasi virali.

Sulla base di queste osservazioni, Krzysztof Marciniec e colleghi hanno effettuato un’analisi molecolare per verificare se i due fluorochinoloni citati fossero in grado di interagire con la principale proteasi del nuovo coronavirus. Gli autori hanno utilizzato clorochina e nelfinavir come controlli.

La proteasi principale del virus, nota anche come proteasi simile alla 3-chimotripsina (3CLpro), scinde proteine non strutturali (Nsps), comprese la RNA polimerasi RNA-dipendente e l’elicasi. Poiché 3CLpro media la maturazione di Nsps, che è essenziale nel ciclo di vita del virus, l’inibizione di Mpro impedirebbe la replicazione di SARS-CoV-2 e potrebbe costituire il potenziale bersaglio del farmaco.

Trovare nuove applicazioni per farmaci già approvati con un profilo farmacocinetico e di sicurezza ben consolidato – sottolineano i ricercatori – è più economico e molto più veloce dello sviluppo di un nuovo farmaco.

In questo studio, le analisi dettagliata di docking e dinamica molecolare evidenziano che la ciprofloxacina e la moxifloxacina mostrano un numero maggiore e più stabile di interazioni con la proteasi virale rispetto alla clorochina e al nelfinavir.

Vale la pena sottolineare che la ciprofloxacina si lega alla proteina con quattro legami idrogeno forti e un numero significativo di interazioni idrofobiche.

Inoltre, l’analisi dei risultati del docking molecolare mostra che la ciprofloxacina e la moxifloxacina esercitano valori di energia di legame inferiori rispetto al nelfinavir, a dimostrazione di una maggiore stabilità nel legame stesso.

Pertanto, entrambi i fluorochinoloni possono essere potenziali inibitori della proteasi testata. 

E’ opportuno ricordare che le caratteristiche farmacocinetiche dei fluorochinoloni come elevata biodisponibilità ed elevato volume di distribuzione rappresentano un vantaggio nel contesto analizzato.  

In particolare, la ciprofloxacina è in grado di raggiungere concentrazioni più elevate nei tessuti bersaglio rispetto al plasma, il che offre l’opportunità di un suo ampio utilizzo nel trattamento delle infezioni delle vie respiratorie e delle vie urinarie. Si è notato che dopo somministrazione orale la concentrazione del farmaco può raggiungere un valore nel tessuto polmonare fino a sette volte maggiore rispetto a quello rilevabile nel plasma.

Gli autori concludono affermando che la possibile duplice modalità di azione di questi antibiotici potrebbe essere sfruttata anche in pazienti con COVID-19in ragione di un’ampia gamma di attività antinfettive.

Bibliografia

Marciniec K et al. Ciprofloxacin and moxifloxacin could interact with SARS‐CoV‐2 protease: preliminary in silico analysis. Pharmacological Reports https://doi.org/10.1007/s43440-020-00169-0 


5 commenti "Uno studio in silico ipotizza un ruolo per i fluorochinoloni contro SARS-CoV-2"

  1. Avatar for Redazione ClinicalNetwork Giovanni Russino ha detto:

    Purtroppo la Ciprofloxacina come gli altri chinoloni non può essere somministrata ai carenti dell’enzima G6PDH.

  2. Avatar for Redazione ClinicalNetwork Prospera Bentivegna ha detto:

    Grazie alla ciprofloxacina ho trattato a domicilio dei miei assistiti con grave patologie polmonari evitando così la ospedalizzazione.

    1. Avatar for Redazione ClinicalNetwork Luigi ha detto:

      Salve sono un farmacista, conosco bene le caratteristiche dei fluorochinoloni e li ho sempre ritenuti degli ottimi antibiotici e potenti armi contro le infezioni; ma la mia domanda è la seguente: perché non è menzionata anche la levofloxacina, perché non utilizzata nello studio o perché è da considerare alla stessa stregua degli altri due fluorochinolonici?

      1. Avatar for Redazione ClinicalNetwork Redazione ClinicalNetwork ha detto:

        Grazie dr. Bentivenga per il Suo commento. Nello studio Maciniec e colleghi hanno preso in esame solo ciprofloxacina e moxifloxacina. Resta quindi da capire se l’ipotesi postulato dagli autori rappresenti un effetto di classe o solo legato a queste due molecole. Al momento quindi l’osservazione è limitata ai due fluorochinoloni citati. Danilo Ruggeri

      2. Avatar for Redazione ClinicalNetwork Matteo ha detto:

        Attenzione a somministrare fluorochinoloni ai pazienti senza valutazioni preliminari. È capitato che diversi di loro avessero avuto problemi dovuti a questi antibiotici (fibromialgie, neuropatie, ecc) che possono durare anni

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