Article 23 maggio 2022

Vaccino per il papilloma virus: una storia per il futuro

Le infezioni persistenti da papilloma virus (HPV: Human Papilloma Virus) possono essere la causa di neoplasie di tipo orofaringeo, genitale ed anale. Il 99% dei tumori della cervice uterina, ad esempio, è dovuto ad infezioni da HPV. Esistono circa 100 ceppi differenti di HPV e per i più comuni è stato sviluppato un vaccino in grado neutralizzare il virus e, quindi, prevenire la neoplasia. Il vaccino è stato introdotto negli Stati Uniti ormai dal 2006 e la versione quadrivalente (4vHPV) è stata consigliata come vaccinazione di routine nelle ragazze tra gli 11 e i 12 anni. A partire dal 2011 la vaccinazione è stata allargata anche ai giovani di sesso maschile. A distanza di più di una decade, i risultati di questa vaccinazione sono stati oggetto di uno studio condotto in diversi centri della Georgia (USA) e recentemente pubblicato su Annals of Internal Medicine.
Nell’articolo, Rosenblum e colleghi hanno stimato l’impatto e l’efficacia della vaccinazione 4vHPV sull’infezione da papilloma virus negli USA raccogliendo dati a partire dall’epoca pre-vaccinazione (2003) fino al 2018. Lo studio ha incluso 3197 femmine e 661 maschi di età compresa tra i 14 e i 24 anni, sessualmente attivi. Le femmine sono state suddivise in base all’anno in cui sono stati collezionati i campioni (ottenuti mediante un tampone cervicale fai da te), ossia prima del vaccino (2003-2006, 1 gruppo) e post-introduzione del vaccino (divisione in 3 gruppi: 2007-2010; 2011-2014; 2015-2018), a loro volta internamente suddivise in ragazze vaccinate e non. Per quanto riguarda i maschi, i campioni di seme sono stati collezionati in vaccinati e non tra il 2013 ed il 2016. L’efficacia è stata calcolata dal confronto tra vaccinati e non nello stesso arco temporale, mentre l’impatto del vaccino è stato ottenuto paragonando i dati dei vaccinati per un determinato periodo temporale con i dati collezionati pre-vaccinazione (2003-2006).

Dai 12 anni di vaccinazione ne è emerso che vi è una riduzione del 90% delle infezioni da HPV della cervice uterina nelle femmine vaccinate rispetto all’epoca pre-vaccino e che una riduzione del 74% si è registrata anche nelle femmine non vaccinate. Questi risultati sottolineano due fattori importanti, ovvero che il vaccino è altamente efficace e che è in grado di conferire alla popolazione un’immunità di gregge. A contribuire a questa immunità è probabile che concorra anche la vaccinazione maschile.
La riduzione di incidenza delle infezioni riguarda esclusivamente i ceppi virali coperti dal vaccino quadrivalente, mentre non vi è alcuna differenza per quanto riguarda la frequenza di infezione dovuta ad altri ceppi di papilloma. Questi dati sono rilevanti in quanto dimostrano che le infezioni dovute ai ceppi coperti dal vaccino non sono state rimpiazzate da infezioni di altri ceppi, spazzando via una delle iniziali preoccupazioni riguardanti la vaccinazione di massa.
Un ulteriore risultato degno di nota è che il fattore discriminante nella riduzione delle infezioni è il vaccino stesso. Difatti, gli autori riportano che le altre variabili (e.g. numero di partner sessuali, etc.,) sono rimaste inalterate. Dunque, non vi è una variazione nel rischio di contrazione del virus, ma solo una riduzione del numero di infezioni, dovuta di fatto al vaccino.
Tra i limiti dello studio si annoverano l’autocertificazione della vaccinazione, che può introdurre errori, il fatto che la maggior parte dei dati sono stati raccolti dopo 1 singola dose, mentre le dosi raccomandate sono 2 o 3, e la numerosità limitata, che non lascia spazio per sottoanalisi.

Rosenblum e colleghi sollevano inoltre il problema dell’impatto del Covid-19 sulla vaccinazione dei giovani. La pandemia ha infatti invertito il trend di incremento nei vaccinati per l’HPV. Di fatto, anche tornando ai livelli normali di vaccinazione oggi bisognerà recuperare quanto perso dei due anni precedenti. Non dobbiamo tuttavia sprecare l’opportunità di immunizzare una generazione in cui i tumori dovuti al papilloma possono essere prevenuti, come è stato comprovato da questo studio.

Commenti


Marco Ghilarducci 05.23.2022

Mi spiace insistere, ma i fatti sono questi e valgono sia per Anna che Adriano

Luisa Denti 05.24.2022

I limiti dello studio segnalati: dati raccolti con autocertificazione, prevalenza dei pz con 1 dose, scarsa numerosità del campione, sono bias importanti che possono inficiare le conclusioni. Non ci sono valutazioni sulla insorgenza del tumore nè sulla prevalenza dei sintomi. Mi sembra uno studio preliminare molto superficiale con conclusioni azzardate.

raffaele filaci 05.24.2022

Quello che è interessante è l'immunità di gregge che fa' sperare per il futuro di altri vaccini.

Renata Leveni 05.24.2022

Oltre a quanto scritto sui limiti di questo studio non indifferenti occorreva valutare i dati relativi alla percentuale di ragazze e ragazzi vaccinati per parlare di copertura vaccinale!

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