Article 4 agosto 2022

L’Argon, il custode del cervello durante e dopo l’arresto cardiaco

Giugno 2012. Questa è la data in cui è iniziato un progetto scientifico lungo, complesso, impervio, ma che a distanza di 10 anni ha visto finalmente l’avvio di una sperimentazione clinica di fase I/II che, se confermasse i sorprendenti risultati ottenuti in preclinica, potrebbe rivoluzionare completamente la gestione in urgenza dei pazienti con arresto cardiaco.

Tutto è iniziato da un’idea, anzi, un’intuizione del Prof. Giuseppe Ristagno, Anestesista del Dipartimento di Anestesia-Rianimazione ed Emergenza Urgenza del Policlinico di Milano e Capo del Laboratorio di Fisiopatologia Cardiopolmonare dell’Istituto Mario Negri di Milano che, assieme al Dr. Roberto Latini e al Prof. Silvio Garattini, decise di avviare, col supporto della Fondazione Sestini di Bergamo, una serie di sperimentazioni, partendo dall’assunzione che un gas nobile, come l’Argon, potesse preservare o ridurre il danno neuronale, in seguito ad arresto cardiaco.

Perché l’Argon
Il nome Argon deriva dal termine greco "argos" che significa “pigro”: in effetti è un gas inerte, estremamente stabile che reagisce poco con altri elementi della tavola periodica.
Diversi studi scientifici hanno mostrato come questo gas nobile agisca direttamente a livello mitocondriale, in particolar modo, sulle membrane, proteggendole dal danno ipossico.
Infatti, in carenza di ossigeno, i mitocondri delle cellule neuronali sono i primi elementi ad essere danneggiati e ciò comporta la morte cellulare. L'Argon, al contrario, sembra che renda i mitocondri più resistenti alle carenze temporanee di ossigeno: in pratica, protegge i neuroni e fa guadagnare loro del tempo prezioso, di modo che possano superare il più possibile indenni le conseguenze dell'arresto cardiaco.

I dati preclinici
La fase clinica, come in tutte le sperimentazioni scientifiche, è stata preceduta da un’intensa e lunga attività preclinica condotta dall’Istituto Mario Negri di Milano, che ha portato ad una serie di risultati sorprendenti e inattesi, anche dal gruppo di ricerca guidato dal Prof. Ristagno. Infatti, tutte le attività sperimentali hanno rilevato una sopravvivenza del 70% degli animali trattati con Argon, in seguito ad arresto cardiaco, con un recupero neurologico completo.
Per poter confermare questi risultati, sono stati utilizzati diversi modelli animali: infatti, le indagini sono state condotte sia in modelli murini (importanti per comprendere il meccanismo molecolare di una condizione e individuare geni e/o proteine coinvolte, nonché valutare i marcatori di risposta alla terapia) che in modelli suini (per la somiglianza del sistema circolatorio al nostro e per testare il protocollo di studio e le dosi di farmaco da poter traslare nella sperimentazione clinica).

La Sperimentazione Clinica
Ad oggi, è stato reclutato il primo paziente. La somministrazione di Argon si è dimostrata sicura e facilmente applicabile tramite la ventilazione meccanica ed è stato in grado di preservare i neuroni dal danno legato alla carenza di ossigeno.
Tuttavia, le statistiche ci dicono che in Italia solo l’8% dei pazienti sopravvive ad un arresto cardiaco, senza gravi esiti neurologici o senza disabilità. Lo studio appena iniziato, per i prossimi mesi, prevederà l’utilizzo di questo gas nobile su 50 pazienti ben selezionati, contando di allargare la sperimentazione clinica anche ad altri centri ospedalieri, in modo tale da accelerare il reclutamento dei pazienti, aumentare il numero dei pazienti previsti da reclutare e verificare l'efficacia di questa terapia.
Da questo studio ci si aspetta un miglioramento del recupero neurologico fino al 40%, rispetto ai pazienti non trattati.

Prospettive future
L'impatto dell'arresto cardiaco sul paziente, sulla sua famiglia e sul sistema sanitario e sociale è enorme: non solo per i costi legati alla lunga ospedalizzazione, alle conseguenti disabilità e alle terapie a lungo termine, ma anche perché tutta la famiglia viene travolta nella sua quotidianità, con un notevole costo anche dal punto di vista psicologico. In Italia, ogni anno si contano 60 mila arresti cardiaci: per questo, essere in grado di proteggere il più possibile il cervello da danni così gravi può cambiare radicalmente le prospettive di cura per un evento, purtroppo, ancora molto comune.
In futuro, si pensa di allargare la somministrazione di questo gas nobile anche in un ambiente extraospedaliero, e non solo in terapia intensiva, già durante le primissime fasi di intervento. Ma per far si che ciò accada, abbiamo bisogno di dati di efficacia e sicurezza confermati su una larga casistica di pazienti.
Siamo solo all’inizio, ma le premesse sembrano più che promettenti.




Bibliografia

Ristagno G, Fumagalli F, Russo I, Tantillo S, Zani DD, Locatelli V, De Maglie M, Novelli D, Staszewsky L, Vago T, Belloli A, Di Giancamillo M, Fries M, Masson S, Scanziani E, Latini R. Postresuscitation treatment with argon improves early neurological recovery in a porcine model of cardiac arrest. Shock. 2014 Jan;41(1):72-8

Fumagalli F, Olivari D, Boccardo A, De Giorgio D, Affatato R, Ceriani S, Bariselli S, Sala G, Cucino A, Zani D, Novelli D, Babini G, Magliocca A, Russo I, Staszewsky L, Salio M, Lucchetti J, Maisano AM, Fiordaliso F, Furlan R, Gobbi M, Luini MV, Pravettoni D, Scanziani E, Belloli A, Latini R, Ristagno G. Ventilation With Argon Improves Survival With Good Neurological Recovery After Prolonged Untreated Cardiac Arrest in Pigs. J Am Heart Assoc. 2020 Dec 15;9(24):e016494

Nespoli F, Redaelli S, Ruggeri L, Fumagalli F, Olivari D, Ristagno G. A complete review of preclinical and clinical uses of the noble gas argon: Evidence of safety and protection. Ann Card Anaesth. 2019 Apr-Jun;22(2):122-135

Commenti


VITTORE DA RIN BETTA 08.08.2022

mi pare che a Pisa già molti lustri fa avessero provato l'anestesia con questo gas

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