Article 16 gennaio 2023

Rivelare l’Alzheimer da un campione di sangue, ecco il nuovo test

La demenza è una patologia in crescente aumento nella popolazione generale e, con un invecchiamento della popolazione ed un aumento dell’aspettativa di vita, sta diventando a tutti gli effetti una priorità mondiale di salute pubblica. Tra le forme di demenza, una delle più gravi e diffuse è la malattia di Alzheimer, che ahimè in molti conosciamo per esperienze più o meno dirette. È purtroppo comune avere un familiare o conoscente affetto da questo disturbo. I malati di Alzheimer rappresentano circa il 60 dei casi di demenza e in Italia si stimano ne siano affette più di 600.000 persone. Sono numeri importanti, e sono destinati a crescere.

Al giorno d’oggi è comune che la diagnosi di Alzheimer sia fatta solo dopo la comparsa dei sintomi della malattia, primo fra tutti la perdita di memoria. A quel punto, le migliori opzioni di trattamento sono semplicemente in grado di rallentarne un'ulteriore progressione. Tuttavia, anni di ricerca hanno dimostrato che esistono delle proteine, dette beta-amiloidi, che sembrano essere responsabili dell’Alzheimer. Infatti, quando il ripiegamento di queste proteine non avviene correttamente (misfolding), queste precipitano formando aggregati che a loro volta formano oligomeri “tossici” i quali nel corso degli anni sembrano contribuire allo sviluppo della malattia di Alzheimer.

Siccome la presenza di questi oligomeri è riscontrabile anche anni prima della comparsa dei sintomi, risulterebbe utile avere un semplice test diagnostico in grado di valutarne la presenza.
Se fosse possibile attraverso un campione di sangue? Sembra di sì, ed è quanto affermano i risultati di un recente studio, pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS). Il nuovo esame del sangue, sviluppato dai ricercatori dell'Università di Washington, misura i livelli di oligomeri della proteina beta-amiloide direttamente nei campioni di sangue. Il test è risultato in grado di rilevare gli oligomeri nel sangue dei pazienti con malattia di Alzheimer e in quelli con segni di deterioramento cognitivo, ma non nella maggior parte dei membri di un gruppo di controllo. In aggiunta, nei campioni positivi per questi oligomeri rientrano anche quelli di pazienti sani al momento del prelievo, che negli anni a seguire hanno mostrato segni di demenza. Quindi il test sembra avere una buona capacità predittiva di possibile demenza e malattia di Alzheimer.

Il test è stato chiamato SOBA (soluble oligomer binding assay, test di capacità di legame degli oligomeri solubili) e si basa su una proprietà delle proteine beta-amiloidi ripiegate non correttamente. Queste, infatti, spesso creano foglietti alfa, i quali tendono per natura a legare altri foglietti alfa. Quindi, per catturarle, è bastato utilizzare dei foglietti alfa sintetici come “esche” ed è stata proprio questa l’idea alla base di SOBA.

Confermando il potenziale di questo test, si potrebbe utilizzarlo per diagnosticare quali sono gli individui a rischio di sviluppare demenza e Alzheimer prima che compaiano i sintomi e non solo, potrebbe essere ulteriormente utilizzato, con le appropriate modifiche, per individuare altre patologie che formano questi foglietti alfa, come la malattia di Parkinson o il diabete di tipo 2. Questo studio ci lascia con la speranza che, magari a breve, sarà possibile predire l’Alzheimer anni prima della sua comparsa semplicemente da un campione di sangue, dando, dove possibile, l’opportunità di agire per tempo.

Commenti


Pugliese Silvio 01.31.2023

Informazione chiara e molto interessante

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